UN EDIFICIO È UNA SCULTURA

 

Per definizione, un edificio è una scultura in quanto è un oggetto tridimensionale. Tuttavia, esiste un momento della verità che presenta molte somiglianze tra arte e architettura. Quando si realizza un edificio, sussiste una realtà processuale. Vi sono un cliente, un contesto, un budget, l'epoca in cui si vive mentre lo si realizza: fattori d'ogni genere… e il processo impone un certo livello di comprensione di tutte queste forze. Bisogna inoltre tener conto del coinvolgimento intellettuale con il cliente. Io mi dedico a questo aspetto con modelli e schizzi, passando di continuo da una dimensione all'altra. [...] Devo lavorare in maniera molto intuitiva, quindi raccolgo molte informazioni sul progetto e sugli individui coinvolti. [...]

L'impulso a risolvere il problema del cliente è presente. L'impulso a far si che gli edifici sorgano nei tempi e nei costi previsti, a restare nel contesto: io mi faccio carico di tutti i compiti tradizionali degli architetti. Sono tutti elementi scontati: io ne parlo, perché sono dati di fatto. Se si progetta di realizzare un edificio per un cliente, bisogna essere responsabile nei suoi confronti. Bisogna fare qualcosa che (a) a lui piacerà, (b) varrà la sua spesa e (c) durerà e soddisferà le sue esigenze. D'altra parte, io gli pongo anche domande. Probabilmente con i clienti sono più polemico di molti altri. Mi colgo a mettere in discussione i loro programmi, a sollevare dubbi sulle loro intenzioni… sviluppiamo un rapporto intenso che finisce in maniera sinergica per dare, a mio avviso, risultati più positivi in quanto il cliente ha dedicato più tempo a riflettere sul programma e sui propri desideri ed è più coinvolto. [...]

A mio avviso, uno degli aspetti importanti dell'edificio consiste nella mia idea di accessibilità. L'edificio possiede un linguaggio corporeo il cui messaggio è: "entrate". Le strutture architettoniche non ostacolano chi entra ed esce. Per me la questione cruciale è: cosa dice l'edificio ai passanti, come li accoglie? Ad alcuni il mio linguaggio architettonico apparirà strano. Ma anche loro dovranno sentirsi a proprio agio nei miei edifici.

Frank Gehry

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